INTERVISTA: “In Spagna mi hanno valorizzato per la mia resilienza”

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Tra una lotta e l'altra che la hanno condotta al più grande successo nella sua carriera da singolarista a Dubai, la nostra Sara Errani ha incontrato TENNISTOPIC per discutere gli argomenti sportivi più scottanti dell'ultimo periodo e per un approfondimento emotivo e tecnico sulla sua stagione e sul suo tennis. 

 

Q: Credi di meritare maggiormente la tua posizione nella classifica che conta rispetto alle tue colleghe, visto il tuo stile di gioco?

ERRANI: Assolutamente no. Non mi considero più meritevole delle altre giocatrici, quello che per me conta non è la classifica ma credere in quello che faccio, nel modo in cui gioco. Non c’è dubbio che il mio stile di gioco sia stato il mezzo col quale ho potuto ottenere dei risultati positivi finora ma a parte questo non sta a me fare questo tipo di considerazioni. Credo che ogni giocatrice abbia un proprio modo di esprimere il tennis e delle proprie peculiarità che le hanno permesso di raggiungere determinati risultati.

Q: Quale credi sia il tuo maggior pregio?

ERRANI: La mia resilienza, la capacità di passare attraverso la sofferenza per raggiungere i miei obiettivi.

Q: Quale credi sia il tuo maggior difetto o mancanza?

ERRANI: A volte di non avere sufficiente fiducia in me stessa.

Q: E questa è una di quelle volte?

ERRANI: Sì, lo è. Questo è un anno molto complicato per me, non quanto lo è stato il 2015 ma è comunque una prova molto impegnativa. Nel tennis ci sono troppe variabili, troppe incognite. Puoi passare dal vivere momenti stellari, come è stato il 2012-2013 per me, nei quali hai la sensazione che niente possa andare storto e dove riesci ad essere sempre lucido e calmo in campo e dare il meglio di te, a momenti nei quali ti senti totalmente giù: tutto ti sembra più difficile di quello che realmente non sia. Cos’è che ti rimane da fare in quei casi?.. Accettare la sofferenza e cercare di superarla. Resilienza.

 

Q: Il servizio non è il punto di forza del tuo arsenale, tuttavia hai trovato il modo di minimizzare questo svantaggio e ottimizzare il suo impatto nel tuo gioco.

ERRANI: Il tennis è uno sport fatto di dare e avere. Bisogna sempre cercare di bilanciare quello che si lascia all’avversaria rafforzandosi su altro o spostando il gioco su altre fasi. Per esempio avendo una delle migliori statistiche di servizi in del circuito, se non la migliore. Nonostante questa compensazione fosse sufficiente, di recente ho deciso di cambiare il mio servizio: l’anno scorso avevo iniziato a colpire la palla utilizzando il movimento corto a causa di un fastidio cronico che ho alla spalla che mi provoca dolore durante l’esecuzione, quindi proprio prima di arrivare a Dubai io e il mio coach abbiamo deciso di fare una prova e tentare di tornare al movimento intero. In verità non sappiamo se questo sia compatibile con la condizione della mia spalla; ovviamente il dolore persisterà ma questo è anche un modo per capire qual è il limite su cui prendere le misure.

Q: Hai vinto il Career Grand Slam in doppio ma anche i tuoi risultati in singolare sono incredibili. Di quale disciplina sei più orgogliosa?

ERRANI: Sono fiera dei risultati ottenuti in entrambe, e ho ancora anni da giocare. Come ho detto prima, queste piuttosto sono il tipo di considerazioni che una giocatrice vorrebbe fare a fine carriera. Ho ancora tempo per migliorarmi e fare bene ma sono comunque cosciente di quello che ho fatto finora, sia in doppio che in singolare.

Q: Non avevi detto che non avresti giocato più doppio?

ERRANI: Non esattamente. Mi sono presa una pausa dal doppio lo scorso anno per ricominciare con calma nel 2016. Non lo giocherò con la stessa assiduità del passato perchè voglio avere la possibilità di decidere cosa è meglio fare di settimana in settimana e, quando necessario, prendermi il riposo di cui ho bisogno. Prima vedo come va il tabellone di singolare e poi decido sul da farsi per tutto il resto.

Q: Hai già deciso cosa fare per il doppio olimpico di Rio de Janeiro?

ERRANI: Ancora no (ndr. ride).

Q: Ti senti spagnola per un certo verso?

ERRANI: Io adoro gli spagnoli. Mi sembra che stiano diventando sempre più simili agli italiani col passare del tempo ma a prescindere per me rimarrano sempre le persone più gentili e positive che io abbia mai conosciuto. In termini di sport mi sono sempre sentita apprezzata e rispettata da loro per il modo in cui ho scelto di esprimere il mio tennis. Gli italiani hanno molto più la critica facile. Credo che preferiscano più vedere uno stile di tennis elegante che non comporti troppa sofferenza, che invece è proprio quello per cui sono sempre stata apprezzata in Spagna. Loro mi hanno valorizzato per la mia resilienza, per come sto in campo anche se il mio gioco non ha colpi spettacolari, per quello che ci metto ogni volta che scendo in campo e per quello che ho conquistato. Molto spesso ho la sensazione che per gli italiani sia tutt’altro che così.

 

Q: La Spagna ha una lunga tradizione di campioni e campionesse, probabilmente il doppio di quelli dell’Italia, eppure voi avete un canale nazionale pubblico completamente dedicato al tennis su cui contare.

ERRANI: Esatto, ed è stato un passo fondamentale per noi, se vuoi sapere la mia opinione. Intendo l’investire in canali mediatici pubblici come televisioni e quotidiani per mantenere con costanza il tennis italiano sotto i riflettori. Non c’è dubbio che molti degli strabilianti successi ottenuti dai giocatori italiani siano anche merito di questa iniziativa. Promuovere il tennis attraverso la pubblicità ed i media significa accrescere la sua popolarità, ed accrescere la sua popolarità significa permettere la sua scalata nell’indice di importanza all’interno del sistema sportivo italiano.

Q: Sono passati un bel po’ di anni da quando hai iniziato la collaborazione con il tuo coach, Pablo Lozano, il che è una vera rarità all’interno di un circuito così abituato ai cambiamenti in termini di staff.

ERRANI: Entrambi abbiamo un grandissimo rispetto e riconoscenza verso l’altro; insieme abbiamo attraversato e superato molti alti e bassi. Per me Pablo è un fratello, un padre, un terapeuta… E’ il miglior allenatore del pianeta, per questo ho scelto di rimanere con lui per tutti questi anni. Ha delle conoscenze tattiche, che sono una parte essenziale del mio gioco, infinitamente superiori a quelle del resto dei suoi colleghi (ndr. ride). La mia forma fisica è altrettanto importante visto che deve avvicinarsi il più possibile alla perfezione ma la tattica rimane un fattore imprescindibile del mio tennis.

Q: Nell’ultimo periodo il doping e le combine si sono rivelati sempre più un problema per il tennis. Qual è la tua opinione in merito? Quale credi sia una possibile soluzione per debellare questi problemi?

ERRANI: Credo debba esserci una maggiore severità nell’applicazione delle pene. Se vieni beccato sei fuori, fine della questione. Questo è il mio modo di vedere. Entrambi i problemi sono una sciagura per il nostro sport. Non ho idea di come tradurre i miei pensieri in atti pratici ma come ho appena detto dovrebbe esserci maggior inflessibilità. Prendi come esempio i test anti-doping: personalmente faccio fatica a comprendere chi si lamenta per la loro frequenza o per la mancanza di privacy durante l’esecuzione del test… E’ ovvio che rendersi disponibili un’ora ogni giorno non è semplice o comodo ma è giusto così, vale per tutti lo stesso. Facciamo parte di un sistema sportivo che lotta per rimanere il più pulito possibile e per mantenere intatta la sua integrità: dobbiamo fare in modo che funzioni ed allontanare qualsiasi atleta trovato colpevole.

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